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27 giugno 2011 1 27 /06 /giugno /2011 11:42

Eccoci al "pezzo grosso".: Giocagiò.

 

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questa è un immagine di un libro edito dalla RAI negli anni '70

 

 

Giocagiò è stato un programma televisivo, rivolto principalmente ai bimbi in età prescolare e realizzato dalla RAI sul format della BBC Play school. Chi ha seguito il recente telefilm LIFE ON MARS noterà che la bambina della schermata iniziale sia stata utilizzata come una delle allucinazioni visive di SAM TYLER quando si ritrova catapultato indietro nel tempo negli anni '7O.

Stiliisticamente noterete la somiglianza della grafica con un programma di cui parleremo tra qualche giorno: il gioco delle cose. 

 

 

 

 

Andava in onda il lunedì, il mercoledì e il venerdì alle ore 17:00 per la regia di Marcella Curti Gialdino.

Venne inserito nel palinsesto RAI nel 1966   e mantenuto per alcune stagioni fino ad assumere, nel 1969 , la denominazione de "Il paese di Giocagiò". Si avvaleva di autori come Gianni Rodari, Teresa Buongiorno, Marcello Argilli, Donatella Zilotto e Lucia Serino. 

http://www.animamia.net/wp-content/uploads/2010/12/giocagio.gif

 

I primi presentatori del programma sono stati Lucia Scalera e Nino Fuscagni , seguiti da Elisabetta Bonino e Saverio Moriones. Marco Danè (che fu anche co-autore del programma) e Simona Gusberti presentarono poi "Il paese di Giocagiò". (wikipedia)

Purtroppo di questo programma c'è poco in rete.

 

 

Il paese di Giocagiò

 

Di seguito riporto alcuni stralci da un testo di Teresa Bongiorno reperibile per intero, e vi consiglio di leggere,  qui.

 

"

Nel paese di Giocagiò

Rodari autore per la televisione

 

4049.jpg

 dal sito teche RAI


  

di Teresa Buongiorno

 

Ho conosciuto Gianni Rodari nel 1969. Ero redattrice di un programma televisivo di Bruno Modugno, per la fascia meridiana della Rai, quando Paola De Benedetti, responsabile della programmazione per bambini, mi chiese di curare per lei una nuova trasmissione, da pensare e realizzare interamente in Italia. Fino a allora, infatti, andava in onda l'edizione italiana del Play school inglese, con Nino Fuscagni e Lucia Scalera: Giocagiò. Ero perplessa, mi pareva d'essermi appena lasciata l'infanzia alle spalle approdando al mondo dei grandi, e l'idea di dedicarmi a un programma per bambini mi pareva frustrante. Ne parlai a casa.

Mio marito disse: «Perché no? Potresti chiamare Rodari e Luzzati, per il tuo programma».

(...)

E subito il paese prendeva forma sotto le sue (...Luzzati) mani, con le casette fatte a paravento, che una volta aperte inquadravano l'interno, chiuse diventavano roulotte e si era in piazza.

Rodari voleva un cavallo parlante affacciato alla finestra, da mostrare per intero solo all'ultima puntata, e un «signor Coso» che avesse problemi con le parole, proprio come capita ai bambini.

Noi, Paola De Benedetti, il regista Baldazzi, ed io, andavamo aggiungendo altri personaggi: un pittore, per insegnare le tecniche della comunicazione visiva; un musicista per un'introduzione alla musica; un giardiniere, per far fiorire tutti i balconi.

A tenere le fila due ragazzi, appena fratelli maggiori, non maestri in cattedra. La coppia restava, ma sdrammatizzata, coinvolta nella comunità.

 

Cento puntate

Fu Rodari a voler conservare il «giocagiò» nel titolo, per mantenere il piccolo pubblico di ieri. Noi avremmo voluto dare un segnale di novità, ma era lui la star e lui ebbe la meglio. Il programma diventò Il paese di Giocagiò: la casa aveva spalancato le porte e teso le mani ai vicini.

Saremmo andati in onda tre volte alla settimana da ottobre a giugno. Uno spavento di puntate: più di cento. I primi mesi mi svegliavo la notte, con l'incubo di dover versare cibo all'infinito nelle fauci insaziabili della messa in onda.

Rodari partecipava all'ideazione generale e scriveva i suoi pezzi, altri sarebbero stati forniti dai diversi personaggi, che interpretavano soltanto se stessi, e da alcuni collaboratori; io dovevo scrivere i raccordi, e dal puzzle far nascere qualcosa con una fisionomia omogenea.

(...)

Per trovare i conduttori facemmo molti provini cercando qualcuno che capisse i nostri discorsi: Marco Danè e Simona Gusberti furono una coppia vincente, basta nominarli ancor oggi, e gli occhi di coloro che hanno 35/40 anni si illuminano. Avevamo un piccolo budget e un grande entusiasmo.


In scena avremmo avuto il giardiniere Ippolito Pizzetti; il musicista Stefano Torossi; il pittore Buendia, alias Roberto Galve;

 

 

 

 

il signor Coso era interpretato da Enrico Luzi, e il cavallo parlante, con la voce di Enrico Urbini, sentenziava in filastrocca, risparmiandoci dal dovere pedagogico di far la morale.

 

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dal sito teche RAI

 

Per studiare il taglio e il ritmo del copione sezionavamo il Carosello, l'appuntamento privilegiato della buonanotte, scoprendo che aveva durate e schemi identici a quelli richiesti dal metodo Domann, che insegnava a leggere a tre anni.

 

(...)

 

I bambini risposero alla grande: arrivavano migliaia di lettere al giorno. Arrivavano anche buste piene di zucchero per il cavallo, caramelle appena succhiate in segno d'affetto, e ci fu un bambino che mandò persino una lucertola. Spesso erano indirizzate semplicemente a «Marco e Simona, Italia» e talvolta avevano il francobollo soltanto disegnato. Finivano da noi anche quelle spedite a Babbo Natale, tant'eravamo famosi.

 

(...)

Non avevamo paura di dare messaggi, dato che volevamo insegnare la difficile arte della convivenza democratica. Su una cosa sola Rodari non transigeva: le armi erano bandite. Non soltanto le armi giocattolo, anche le parole che le designavano. Persino la battaglia navale doveva essere reinventata in chiave cooperativa, diventare magari la gara a spegnere un incendio. (...) bisognava togliere dalle mappe dell'immaginario qualsiasi riferimento alla guerra, se volevamo crescere una generazione davvero nuova, capace di costruire invece di distruggere."

 

La giostra incantata



 


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Pubblicato da anni70-latvdeiragazzi - in La TV dei più piccini
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