Segui questo blog
Administration Create my blog
23 marzo 2015 1 23 /03 /marzo /2015 15:10
Pinocchio 1947. Non quello della Disney... ma quello italiano!

Che gli americani siano convinti che Pinocchio sia una creazione della Disney posso capirlo ma che anche alcuni bambini italiani caschino in questo errore... allora no. Il Pinocchio Disney è una reinterpretazione della famosa fiaba di Collodi, indubbiamente un capolavoro, ma non proprio aderente all'originale. Ci sono state tantissime versioni del celebre burattino nasuto, di cui poi paleremo e tra le quali su tutte preferisco quella di Comencini ma, forse, quella che più si attiene alla timeline del romanzo è "Le avventure di Pinocchio - film (1947)".

Pinocchio 1947. Non quello della Disney... ma quello italiano!

La regia di questo film fu affidata a Giannetto Guardone, e a quanto pare dopo non ha fatto nient'altro. Pinocchio era interpretato da Alessandro Tomei (anche lui scomparso?) doppiato da Germana Calderini, già voce di Liz Taylor (secondo Wikipedia) o da Lydia Simoneschi (secondo lascatolachiara.it)

In effetti da quando lo vidi da piccolo, questo film, mi è restato nella memoria proprio per la voce acuta e squillante di Pinocchio.

La consulenza alla storia è stata affidata a Paolo Lorenzini, Nipote dello stesso Carlo Collodi.

Altra cosa che mi colpì fù il personaggio del pescator verde, qui interpretato da Vittorio Gasmman alla sua quarta esperienza cinematografica.

Come facevo a sapere che era verde se il film era rigorosamente in bianco e nero? Perchè da piccolo avevo uno di quei libri di favole con illustrazioni, che adesso mi piacerebbe tanto ritrovare, dove c'era proprio il disegno di questo personaggio che non è presente in nessun altra rappresentazione cinematografica o televisiva di Pinocchio.

Pinocchio 1947. Non quello della Disney... ma quello italiano!

Guardone sceglie di far rappresentare Pinocchio da un bambino e gli aggiunge semplicemente un naso di plastica come trucco e niente altro. Per il gatto e la volpe, il giudice gorilla e gli altri animali parlanti fa indossare agli attori delle maschere... non dimentichiamo che il film è stato girato a Viareggio e le maschere sono realizzate a cura del celebre "carnevale di Viareggio".

Su Youtube esiste una versione di questo film spezzettata in 3 filmati... purtroppo però il secondo e il terzo video sembrano essere fuori sincrono.

qui il secondo video:

https://www.youtube.com/watch?v=PFraO-YIkHg

qui i terzo video:

https://www.youtube.com/watch?v=PMF92wigSV8

Condividi post

Published by anni70-latvdeiragazzi - in film
scrivi un commento
20 marzo 2015 5 20 /03 /marzo /2015 15:43
La vita di Leonardo da Vinci (1971 di Renato Castellani)

Leonardo è un programma che fa parte della serie “i grandi italiani”. La sceneggiatura, che prevede quattro puntate di 1 ora ciascuna, abbraccia la vita di Leonardo dalla nascita alla morte.

Renato Castellani, il regista, è anche autore insieme a Cesare Brandi del soggetto e della sceneggiatura con l’incredibile “Leonardo” Philippe Leroy, Giampiero Albertini e Giulio Bosetti come narratore.

Le riprese di questo che può essere definito un vero e proprio film, iniziarono il 23 marzo a Formello e durarono circa 25 settimane.

Furono effettuate in varie località d'Italia: Faleria, Ostia Antica, Roma, Città del Castello, Urbino, Gubbio, Treviso, Venezia, Milano, Firenze, Civita Castellana, e in Francia.

Fu previsto per questo programma un grosso investimento e furono scritturati oltre cento attori e circa 500 comparse per una coproduzione internazionale: Rai- Ortif- Tve- -Istituto luce.

Della vita di Leonardo, che è certamente tra le più grandi figure della Civiltà Italiana quella più conosciuta e popolare in tutto il mondo, ci sono pervenute poche e frammentarie notizie. Eppure proprio questa difficoltosa lettura del personaggio è stato lo stimolo a tentare un programma che cercasse di restituirlo anche al vasto pubblico della tv nella più vera dimensione di uomo.

Ma per Leonardo non sembravano essere validi gli “schermi spettacolari” di “vite sceneggiate” già adoperati con successo in altre biografie televisive da Michelangelo a Cavour, da Caravaggio, Colombo a Dante e a San Francesco: per un personaggio così complesso e sfumato, entrato a forza nella leggenda già pochi anni dopo la sua morte ( il Vasari inventa una morte di Leonardo tra le braccia di re Francesco I che non è mai avvenuta) occorreva una chiave nuova.

Renato Castellani, a cui si era subito pensato quale autore del programma anche in virtù di certe sue doti di accuratezza e di precisione filologica, propose quella di uno spettacolo inchiesta che potesse rispondere alle più inquietanti domande sulla personalità di Leonardo uomo, artista e scienziato.

" Come in realtà era quest'uomo così socievole in apparenza, ma solo in apparenza- ha scritto Castellani- qual era il suo carattere, come si era formato è come questo carattere ha influito o si riflette nelle sue opere?.

È a questo interrogativo che lo spettacolo cerca di rispondere. ed ecco che prese corpo la figura di un conduttore, un uomo dei nostri giorni che potesse commentare, chiarire, discutere, proporre di volta in volta, quando fosse necessario, sui dati certi e su quelle probabili della vita ed tempo di Leonardo, tutti i problemi posti dalla ricostruzione scenica.

Un conduttore del programma, un po' come il regista della piccola città, che muovendosi, entrando e uscendo dalle scene, lui in abiti moderni tra i personaggi e gli ambienti rinascimentali, approfondisce, proprio nel segno dell'inchiesta, il significato più riposto della personalità dell'artista.

Tuttavia il programma non si risolve soltanto in una volta di giallo psicologico. Castellani, ricercando pazientemente nelle cronache nei documenti dell'epoca tutti i dati necessari a ricostruire con attendibilità, nella sua esattezza storico sociale, l'ambiente in cui Leonardo aveva agito, ha delineato anche un grande affresco del Rinascimento italiano.

Così lo spettacolo presenterà un'affollata galleria di uomini illustri, principi o artisti, e avrà per scenario naturale vecchi palazzi, castelli e fortezze, strade piazze rinascimentali. Su queste grandi linee di sviluppo, la scrittura della sceneggiatura, a cui ha dato la sua consulenza il professore Cesare Brandi, ha impegnato il regista per circa due anni.

(Giovanni Leto)

La vita di Leonardo da Vinci (1971 di Renato Castellani)
La vita di Leonardo da Vinci (1971 di Renato Castellani)

Leonardo era il figlio illegittimo di un contadino del villaggio di Vinci. Egli è stato adottato da un avvocato Piero da Vinci, ma l'infanzia di Leonardo non era felice. La sua carriera artistica inizia a lavorare come apprendista nella bottega di Verrocchio a Firenze - La Mecca culturale di tutta l'Europa. Fu qui che si è incontrato con le figure più importanti del periodo, tra cui Ludovico il Moro, Isabella d'Este, Niccolò Machiavelli, Pierre Saderini, Leone X, Raffaello, Perugino, Michelangelo.

Ma, nonostante il riconoscimento diffuso, da Vinci preferisce la vita di un eremita. Nessuna prova della sua amicizia o amore rapporto con qualcun altro non esiste.

Leonardo da Vinci (1452 - 1519), l'incarnazione dell'uomo universale - l'ideale del Rinascimento. Grande artista e scienziato di regalo unico - di essere un pioniere nell'arte e nella scienza. 

La sua "Ultima Cena" e "Mona Lisa" - la perla dell'arte mondiale, che colpisce la loro perfezione, grandezza e la spiritualità. I suoi studi in medicina, matematica, fisica, scienze naturali, ingegneria militare in anticipo sui tempi per diversi secoli. Ha praticamente anticipato la creazione di molte invenzioni tecniche - da sottomarini agli aeroplani. E' diventato una leggenda durante la sua vita. Ma l'ammirazione e l'invidia vanno sempre insieme. Leonardo era considerato un genio, titanio e uno stregone, un diavolo, un blasfemo ...

Prendendo l'immagine di Leonardo da Vinci come paradigma, questo numero di Storia Supplemento cerca documenti che discutono gli usi e gli abusi, nelle rappresentazioni della vita di Leonardo. L'artista e la canonizzazione, la mercificazione delle immagini dell'artista e della sua opera; la divulgazione di Leonardo, o semplicemente fare conoscenza accademica accessibile a un pubblico; come sembra accadere in La vita di Leonardo da Vinci;  combinando fiction e documentario.

Condividi post

17 marzo 2015 2 17 /03 /marzo /2015 18:21
COLARGOL (Orsetto numero 1)

Colargol fu concepito la prima volta dalla francese Olga Pouchine, quando raccontava storie della buona notte al figlio nel 1950.

Victor Villien, un amico di famiglia, rimase colpito dalla ricchezza della storia e nel 1957 creò il testo di un'operetta per bambini e presentò il progetto allai Philips Records. Dopo un iniziale resistenza uscirono i primi due dischi nel 1961 con musiche di Mireille Hartuch ai quali, a causa dell’enorme successo, ne seguirono altri 8.

A quel punto Villien cominciò a proporre l'idea di una serie animata alla ORTF, la rete televisiva francese. Tuttavia, la rete aveva già Nounours, un altro orso, all’interno di uno show televisivo per bambini e la proposta fu respinta. Villien, niente affatto scoraggiato propose allora il personaggio al produttore indipendente Albert Barillé (lo stesso che creerà in seguito Siamo fatti così) che era alla ricerca di un progetto adatto per la sua azienda, la Procidis di recente fondazione. Barillé garantì il finanziamento per sviluppare il progetto e chiese all'animatore polacco Tadeusz Wilkosz di progettare le marionette e creare un team di produzione presso la Se-ma-for studio.

Wilkosz dovette realizzare 30 diverse versioni del piccolo orso prima di ottenere quella definitiva. Così Colargol divenne il più famoso orsetto e amato di tutti e la ORTF lo mandò in onda nel 1970 seguita poi dalle reti di tutto il mondo.

La serie è stata unica e creativa, ambientata in un mondo ricco e dettagliato e realizzata con animazioni di alta qualità con prodezze tecniche come la combinazione stop motion e animazione tradizionale.

Eccellente era la partitura musicale , eccellente la narrazione e avvincenti erano le avventure interpretate da personaggi che erano dolcissimi e assolutamente adorabili. La serie era composta da 53 episodi realizzati tra il 1967 e il 1974, che possono essere suddivisi in sette o otto archi narrativi distinti a seconda se gli ultimi due episodi sono contati come a se stante o un'estensione del precedente. I 53 episodi sono lunghi circa 13 minuti (e non sono 13 episodi lunghi 53 minuti come dice wikipedia).

COLARGOL (Orsetto numero 1)

Ecco le  trame dei primi episodi, giusto per capire lo stile delle storie: 

Colargol e il Circo 

Nella prima storia  Colargol è un allegro piccolo cucciolo che ama cantare molto ma, purtroppo, non ha alcun talento per farlo! Dopo aver imparato a cantare con l'aiuto di un fischietto magico datogli dal re degli uccelli Colargol scopre che non a tutti, compresi i suoi genitori, piace l'idea di un orso canterino.  Deluso, si unisce a un circo itinerante e diventa una star. Tuttavia, quando il direttore si accorge che Colargol ha nostalgia di casa lo rinchiude in una gabbia. 

Colargol in mare

Quando Colargol impara a nuotare lui è così entusiasta che nuota fino al mare aperto e si perde. Dopo aver incontrato una famiglia marinara, scienziati sommersi e varie creature marine  è infine raccolto da una nave nel suo cammino verso il Mar Glaciale Artico. Ma i marinai  costringono Colargol a fare tutto il duro lavoro sulla nave. Dopo varie peripezie Colargol e i suoi amici scappano aiutati da una amichevole balena. 

Colargol nello spazio

Colargol, insieme ai suoi amici, Raven e Hecto,   costruisce un razzo per volare nello spazio. Qui i nostri amici trovano varie meraviglie ra cui un  un orso meccanico, il Mago Merlino e, infine, la Perfida Strega che li prende come prigionieri e richiede un fiore raro in cambio del loro rilascio.  Per tornare sulla tera i nostri eroi dovranno viaggiare  sulla coda di una stella  e  scivolare giù su di un arcobaleno fino ad atterrare di una pila di cuscini messe lì dai genitori dello stesso Colargol.

Oltre alla serie TV,  successivamente furono realizzati altri tre delle archi narrativi:  1976, Colargol nel selvaggio West ,  1978, Colargol il Conquistatore dello spazio) e  1979 Colargol la valigia magica. Ciascun film contiene la maggior parte del materiale del rispettivo arco storia senza le introduzioni e  coda. 

Per qualche motivo a noi sconosciuto COLARGOL fu rinominato BARNABY nella versione inglese e JEREMY nella versione canadese.

Se volete crearvi il vostro colargol personale potete leggere qui anche se, purtoppo è scritto in francese. 

Condividi post

Published by anni70-latvdeiragazzi - in tv per i piu piccini
scrivi un commento
4 marzo 2015 3 04 /03 /marzo /2015 16:10

Oramai questo segreto dovrebbe essere arcinoto a tutti ma ancora mi capita, spulciando qua e la tra alcuni siti, pagine o post di facebook ecc di imbattermi in persone che ancora si pongono la fatidica domanda: "ma REMI' era o non era in 3D".

Anzi... finche è questa la domanda mi sta pure bene, perchè non sapere le cose è ancora un diritto di tutti. Quelli che invece mi fanno arrabbiare (non vi preoccupare: arrabbiare per finta) sono quelli che scrivono a caratteri cubitali che il 3d nel telefilm non c'era... che era un trucco dei giornali per costringerci a comprare le loro riviste e altri complotti da far rabbrividire Adam Kadmon.

Andiamo con ordine: il 3D non è un invenzione di oggi. Già un tizio nel 1832 si dedicò nell'impresa di rendere le immagini tridimensionali (è scritto su Wikipedia!). Nel cinema poi, non ne parliamo... anche in quel campo i primi film 3D fecero ingresso quasi subito. Per lo più erano in bianco e nero ma con la tecnica ad anaglifo cioè... sulla pellicola venivano stampate due copie di due riprese da diverse angolazioni della stessa scena e... va bene... sono sicuro che questo lo sapete perfettamente.

Non dimentichiamo che uno dei primi film in anaglifo fu "il mostro della laguna nera"... il cui essere anfibio scappa impaurito tutte le sere a Striscia la Notizia a causa dei "nuovi mostri". Forse voi avete visto lo "squalo 3" "o "Nightmare 6" con questa tecnica... (diciamola tutta: l'anaglifo pur funzionando... non lo faceva molto bene) e forse qualcuno di voi ricorderà perfino le "prove tecniche di trasmissioni 3d" che andavano sulla RAI intorno agli anni 80.

L'alternativa più moderna all'anaglifo, e anche la migliore, era la tecnica degli occhiali polarizzati (cos'è? credevate che l'aveva inventata James Cameron?). Io stesso vidi al cinema un film giapponese girato in questo modo e, ancora piccolo per capire cosa dovessi aspettarmi, seguii l'intero film sobbalzando continuamente sulla sedia ogni volta che il samurai puntava la spada verso lo schermo. Mi consolava il fatto che non ero il solo. (giusto per la cronaca il film era "la frontiera del drago").

Allora, come oggi, gli occhiali polarizzati andavano riconsegnati alla maschera all'uscita e, allora come oggi, riuscii ad intascarmene uno (dopotutto lo facevo per amor di scienza e conoscenza).

REMI' fu trasmesso in televisione quello stesso anno e, siccome in famiglia compravamo TELESETTE e non Sorrisi e Canzoni o Radiocorriere TV persi l'opportunità di acquistare gli occhialini magici e tentai di "arrangiarmi" con gli occhiali del cinema"... quelli polarizzati... quelli con le due lenti entrambi scure.

Caro dolce REMI': sei o non sei tu in 3D?

Insomma: seguii tutta una puntata cercando di cogliere quel famigerato effetto 3d ma non vedevo niente. Poi mi sembrava che la brocca di porcellana, andando a terra, si frantumasse in tanti pezzi che sembravano avvicinarsi ai miei occhi ma.... era solo un impressione. Insomma per poco questi occhiali non fecero la fine di altri occhiali, quelli per gurdare sotto i vestiti delle ragazze, che volarono giù dalla finestra (un giorno vi racconterò quell'episodio).

Sono sicuro di non essere stato l'unico ad aver perso quegli occhialini, altrimenti non si spiegherebbe come mai siano così pochi quelli che ricordano di averli avuti, e se non avessi visto con i miei occhi quel film polarizzato avrei pensato io stesso che il 3d era, fantozzianamente parlando, una c@g@#@ pazzesca"... (come non ricordare poi, durante gli anni '90 gli stereogrammi 3d che pure tanto ci hanno fatto dubitare della reale esistenza del mondo tridimensionale?

Il problema è che non si può dipingere la Gioconda usando i pastelli a cera. Se le nostre beneamate riviste settantiane ci proposero QUEL tipo di occhialini non lo fecero, o almeno non solo, per aumentare il numero di copie dei loro giornali (come sostengono quelli che dicono che REMI' è stata una bufala, ma esso di basano su principio ottico diverso che è l'effetto Pulfrich.

È un'illusione ottica che si manifesta solo se l'immagine che raggiunge un occhio è meno luminosa rispetto a quella che raggiunge l'altro, fornendo così una minore stimolazione retinica. Ciò causa una illusione di tridimensionalità al centro dell'immagine rispetto ai suoi lati, ma solamente nel caso di immagini in movimento laterale: non vi è alcun effetto tridimensionale con immagini stazionarie.

L'effetto Pulfrich si ottiene diminuendo leggermente la luce che raggiunge uno degli occhi con appositi occhialini o anche semplicemente anteponendo ad uno dei due occhi la lente polarizzata di un paio di occhiali da sole.

L'effetto Pulfrich è stato sfruttato dalla televisione italiana per la trasmissione dell'anime Remì le sue avventure nel 1979. (wikipedia)

Ecco quale è stato, dunque, il vero crimine delle due note testate giornalistiche: quello di non avvertirci che sarebbe bastato prendere un vecchio occhiale da sole, togliere una lente (o mettere gli occhiali in verticale in modo da coprire un occhio solo, et voilà avremmo visto finalmente REMI' correre allegramente in 3D.

Vi invito a farla subito questa prova, ma con un unica avvertenza... questa tecnica è un effetto ottico basato sul rallentamento della visione di uno dei due occhi (in genere quello più scuro è quello sinistro), il che significa che l'illusione non sarà quella di vedersi arrivare addosso gli oggetti ma, SOLO in presenza di carrellate e panoramiche, notare un effettivo effetto di rilievo, come se fossero effettivamente piani separati l'uno dall'altro che scorrono tra di loro.

Adesso vi è chiaro il perchè durante la puntata c'erano tante inquadrature di panorami che scorrevano o tutte quelle stelline o cerchietti che passavano in orizzontale? Ah... per vedere l'effetto non è necessaria neanche un televisore a colori!!!.

In questo post non ho aggiunto molte immagini ma vi linko diretamente il sito di immagorecensio dove potrete trovare l'articolo originale uscito si sorrisi e canzoni relativo a REMI e quest'altro sito, quello di docmanhattan dove potrete trovare, invece, le pagine sullo stesso argomento tratte dal Radio corriere TV.

P.S. non fateci caso però se anche se su questi due blog viene messa in dubbio l'autenticità della terza dimensione in 3d.

Condividi post

Published by anni70-latvdeiragazzi
scrivi un commento
27 febbraio 2015 5 27 /02 /febbraio /2015 17:40

Nata libera (Born Free) è una serie televisiva statunitense del 1974, ideata da Carl Forman e prodotta da David Gerber basata sull'omonimo romanzo autobiografico del 1960 della naturalista e scrittrice britannica Joy Adamson (1910-1980) e sull'omonimo film di James Hill del 1966.

Elsa, la leonessa NATA LIBERA (Born Free)

Protagonisti sono gli attori Gary Collins e Diana Muldaur. Nel cast figurano inoltre Hal Frederick, Peter Lukoye, Nelson Kajuna e Joseph De Craft.

Della serie è stata prodotta una sola stagione, composta da 13 episodi. Negli Stati Uniti, la serie è stata trasmessa per la prima volta dalla NBC dal 9 settembre al 30 dicembre 1974. In Italia, la serie fu trasmessa da Rai Uno. Questa serie racconta le avventure di George e Joy Adamson, una coppia sposata che lavorano come guardacaccia in Kenya.

Qui adottano una leonessa e la chiamano ELSA, con cui nasce una grande amicizia all'insegna della convivenza più pacifica, quasi amorosa, dell'uomo con la Natura che lo circonda e vengono aiutati nel loro compito Makedde,. I due coniugi si occupano non solo di curare e tenere traccia della fauna selvatica, ma anche di tenere lontano bracconieri o altri esseri umani disgustosi che minacciano la tranquillità della vita nella giungla.

Elsa, la leonessa NATA LIBERA (Born Free)

Girato interamente in Africa orientale, ideata da Carl Forman, basata sull'omonimo romanzo autobiografico del 1960 della naturalista e pittrice britannica Joy Adamson (1910-1980) e sull'omonimo film di James Hill del 1966 la serie dura solo 13 ma memorabili episodi.

Sullo sfondo di un africa violenta e pericolosa il romanzo, il film e la serie ci raccontano le vicende commoventi della leonessa Elsa dall'adozione fino al riadattamento alla vita selvatica. La storia della leonessa è ben descritta nella pagina di Wikipedia ad essa dedicata che riassumo qui: "Elsa la leonessa (gennaio 1956 - 24 gennaio 1961) è stata realmente cresciuta dal guardacaccia, poi studioso, George Adamson e da sua moglie Joy Adamson in Kenya. Elsa e le sorelle, Big One e Lustica furono curate dall'esperto quando avevano solo poche settimane di vita. Divennero orfane quando George fu costretto, seppur riluttante, ad uccidere la loro madre nel corso di un safari. Le sorelle furono inviate allo Zoo di Rotterdam nei Paesi Bassi, mentre Elsa rimase con Adamson sino a che fu rilasciata nell'ambiente selvaggio, in seguito agli sforzi della coppia per abituarla all'addio... All'età di tre anni, la leonessa condusse con sé tre cuccioli per mostrarli agli Adamson, che li chiamarono Jespah (maschio), Gopa (maschio) e Little Elsa (femmina). La vita di Elsa e dei cuccioli fu poi narrata nel sequel Living free. La vita dell'animale si concluse infelicemente quando essa cadde vittima di una malattia sanguigna simile alla malaria che spesso infetta i felini."

L'autore della colonna sonora è il bravissimo compositore inglese John Barry, vincitore di cinque Oscar e morto a 77 anni di un attacco di cuore. Sono sue, le tra le tante, le musiche di una quindicina di film di 007, ma anche di Un uomo da marciapiede, King Kong , Balla coi lupi e della serie televisiva Attenti a quei due.

Condividi post

Published by anni70-latvdeiragazzi
scrivi un commento
25 febbraio 2015 3 25 /02 /febbraio /2015 19:04

Vicky il vichingo (Chiisana Viking Vikke- Wickie und die starken Manner).

È una serie anime nippo-germano-svedese del 1974 costituita da 78 episodi, di cui solo 66 trasmessi in Italia su Rete 1 4 maggio 1976 ed in seguito da Mediaset con 9 puntate inedite (secondo Wikipedia) .

«Vicky il vichingo» è il giovane guerriero vichingo dai capelli color carota ispirato da una serie di libri per bambini degli anni '60 dello scrittore svedese Runer Jonsson.

L’ingegnoso bambino è il figlio del capo dei Vichinghi e vive con la sua tribù in un piccolo villaggio affacciato su un fiordo del Mare del Nord. Suo padre fa di tutto per iniziarlo alle semplici regole di vita del vero vichingo, ma il carattere di Viky è molto timido e non molto forte: egli soffre di paura ma la sua fervida immaginazione gli permette di fuggir da tutti i pericoli. Ha tutto un altro stile rispetto a quello del variopinto equipaggio dei rudi vichinghi e risolve ogni avventura a modo suo: quando ha bisogno di farsi venire un'idea ha l'abitudine di strofinarsi il naso, e quando l'ha trovata schiocca le dita con gioia facendo esplodere tutte intorno scintillanti stelline.

viky il vichingo
viky il vichingo

Nel 2009 è uscito nelle sale tedesche il primo film con attori in carne ed ossa ispirato alle gesta di Vicky, intitolato Wickie und die starken Männer; nel 2011 è uscito il seguito intitolato Wickie auf großer Fahrt con lo stesso cast di attori e con l'aggiunta dell'effetto 3D. I diritti per l'Italia del primo film sono stati acquistati da Dynit

viky il vichingo
viky il vichingo

Nel 2013 su Rai 2 fu trasmesso il remake 3d dell'anime (78 puntate) e si spostò poi su Rai Yo Yo realizzata dalla Studio 100 Animation che ha già realizzato la versione digitale dell'ape maya e della prossima serie dedicata ad Heidi.

viky il vichingo

Condividi post

Published by anni70-latvdeiragazzi - in tv per i piu piccini
scrivi un commento
11 febbraio 2015 3 11 /02 /febbraio /2015 16:32

Per anni è stato pressoché impossibile rivedere questo capolavoro di animazione se non in lingua originale. Poco tempo fa, invece, girando nei sotterranei della rete... diciamo nei "torrenti" impetuosi del web, mi sono imbattuto in una versione del film "riregistrata" e tradotta da alcuni gentili utenti della rete che sono riusciti a fare un prodotto veramente niente male.

 

Io l'ho visto in una lontana pasqua degli anni '70, forse nel '75 . Allora, la televisione sembrava realmente devota ed attenta alla famiglia... e spesso, durante le domeniche o le feste, nei momenti in cui tutti erano riuniti intorno al tubo catodico e intorno, magari, ad una bella tavola imbandita, la nostra TV nazionale trasmetteva film della Disney, d'avventura o cartoni animati. Nello stesso periodo, non vorrei sbagliarmi, diedero anche "il giro del mondo in 80 giorni" o "Putiferio va in città".

 

La trama:

La favola del piccolo Oblio viene raccontata da un genitore a suo figlio per farlo addormentare. Nella versione originale la voce dell'adulto è stata in un primo momento di Dustin Hoffman ma poi fu sostituita da altri interpreti tra cui anche da Ringo Starr.

Nel paese delle punte, dove tutto ha una punta, nasce un nuovo bambino con una grave deformità: la testa a punta. Crescendo, il piccolo indosserà un cappello per cercare di nascondere la sua anomalia ma un giorno, anche a causa di un litigio con il figlio di un Conte, viene costretto da una giuria all'esilio e, insieme al cagnolino azzurro arrow, si incammina nella foresta senza punte.

Qui incontrerà creature curiose come le api giganti, un uomo con tre facce con delle frecce che puntano in tutte le direzioni, un uomo fatto di roccia, tre grasse sorelle ballerine e l'uomo fatto di foglie.

 

Quella esperienza, quelle parole ed esempi surreali faranno capire al bambino che la diversità è spesso frutto dei pregiudizi degli uomini ed è legata alle apparenze della maggioranza. Ritorna quindi al villaggio e spiega quanto appreso agli abitanti i quali sembrano aver capito la lezione, ma... alla fine accade qualcosa di inaspettato.

 

The Point

The Point! è una favola dal cantautore e musicista americano Harry Nilsson su un ragazzo di nome Oblio. In una sua stessa dichiarazione l'artista ammise di aver "visto" la foresta senza punte in suo "trip" avuto a seguito dell'uso che aveva fatto di stupefacenti.

Ci sono stati almeno tre adattamenti di The Point !: un film d'animazione, un album, e una commedia musicale, ognuna dotata di canzoni scritte da Nilsson per accompagnare la storia. L'album è il sesto di Nilsson. Nel disco fu inclusa anche uno storyboard del fumetto.

Nel 1977, un adattamento teatrale di The Point! è stato presentato al Teatro Mermaid di Londra. In primo piano nel cast erano Davy Jones e Micky Dolenz, entrambi ex membri della band The Monkees e amici di lunga data di Nilsson.

Tra i disegnatori del film troviamo Fred Wolf, autore di altri progetti come: Alvin and the Chipmunks, The Flintstones, DuckTales e The New Adventures of Speed Racer (che poi sarebbe il remake americano della serie Speed Racer)

L'aspetto più importante di questo film è il suo insegnamento all'accettazione del diverso.  Il punto di "the point" è che tutti dobbiamo godere e trovare la felicità dentro di noi:  mettere in discussione o combattere ciò che è inaccettabile "secondo la legge". 

Condividi post

Published by anni70-latvdeiragazzi - in film
scrivi un commento
6 febbraio 2015 5 06 /02 /febbraio /2015 15:57

Quando eravamo piccoli Mamma RAI ci coccolava frequentemente con cartoni animati e telefilm per bambini. Ci procurava dalle televisioni straniere serie come Penelope Pitstop o i Tunderbirds.

Sopratutto trasmetteva spesso graziosi spettacoli di burattini e marionette nostrane e stranieri, alimentando la nostra cultura e la nostra immaginazione.

Nel 1979, ad esempio, intorno alle 18,15 trasmetteva per i più piccini una Rassegna di marionette e burattini italiani (rubrica curata da Donatella Ziliotto e condotta da Marco Danè).

In programmi come questi imparammo a conoscere i nostri Orlando Furioso, Pulcinella e la dama bianca, Allerchino e anche intere mini-opere come il barbiere di siviglia ecc..

Agli inizi degli anni 2000 la RAI pubblicò su un sito, ormai estinto dalle cui ceneri è nato il moderno RAI.it , la sigla di questo storico programma. Riuscii appena a vederlo ma, all'epoca la tecnologia non mi consentii di scaricarlo.

A distanza di alcuni anni, a memoria, ho realizzato questa breve animazione suonicchiando il motivetto che vagamente mi sembra simile a quello originale. Mi farebbe piacere se qualcuno tra voi, magari un suonatore, sapesse definirlo meglio e magari postare il nuovo audio (come fare poi, eventualmente ci mettiamo daccordo poi). Meglio sarebbe, se qualcuno avesse scaricato all'epoca quel clip, postare proprio quello.

Nel frattempo ecco la RICOSTRUZIONE arraangiata di quella sigla

Condividi post

Published by anni70-latvdeiragazzi
scrivi un commento
31 luglio 2013 3 31 /07 /luglio /2013 12:00

ed ora Carosello:

1.jpg

 


-Giacomino settantino, poverino

-Poverino?
... -Non si sa che età lui abbia
... ormai risponde a malavoglia
sul divano in calzamaglia
... a fissar la cianfrusaglia.

-che cos'è la cianfrusaglia?
-son gli oggetti del passato
che non ha mai abbandonato
più che altro: antiquariato
che negli anni ha li ammassato.

-e perchè se li conserva?
-perchè lui vuole provare
grazie a questo o all'altro affare
se si riesce a consolare
e all'infanzia ritornare.

grazie all'orso Ciclamino
al pagliaccio Sbirulino
o al fumetto topolino
o ad un altro ricordino
lui ritorna giovanotto anzi... bambino

-ma allora, scusa? Perchè non compra

"MEMORIE a DISEGNI NON ANIMATI"

di Mascolo Giuseppe?


giacomino-presente.jpg

 

 

Clicca qui per vederne un anteprima e decidere se acquistarlo.


MEMORIE a DISEGNI NON ANIMATI con oltre 500 ricordi disegnati e una tabella cronologica dove segnare i vostri eventi personali.

 

 

Dello stesso autore: PULCINELLEADE

e UFO: 1999... VENDETTA O RISCOSSA?

un racconto da collocare tra le serie UFO SHADO e SPAZIO 1999.

 

1013561_535619126503426_2145270760_n.jpg

Condividi post

Published by anni70-latvdeiragazzi
scrivi un commento
31 luglio 2013 3 31 /07 /luglio /2013 10:39

Nell'anno 1967 uasi in cotemporaneea con Bunasera Con (Con Carotenuto o forse Silvan)  su RAI 2, sulla rete principale della Rai intorno alle 19 andava in onda, rigorosamente in bianco e nero "Mamma a quattro ruote".

Il telefilm racconta la storia di David Crabtree, alla ricerca di una station wagon usata da adibire a seconda automobile della famiglia, decide invece di acquistare una vecchia automobile del 1928 perché si accorge che in essa si è reincarnata, addirittura,  sua madre.

Crabtree sente che l'automobile lo chiama, parlando attraverso l'autoradio, e lui è l'unico a poter udire questa voce.

 

 

 

 

 

David Crabtree è interpretato da Jerry Van Dyke ed è fratello del più famoso Dick Van Dyke .

 

http://www.sitcomsonline.com/photopost/data/784/0aScreenHunter_522_Nov_03_17_27.jpg

http://arkansasentertainershalloffame.com/home2/wp-content/uploads/2010/04/1998-Jerry-Van-Dyke.jpg

 

 Dave Crabtree era un avvocato di provincia di mezzi modesti, con una moglie, Barbara, due figli, Cindy e Randy, e un piccolo cane. Durante una visita a un negozio di auto usate per cercare un auto di seconda mano a buon mercato fu stranamente attratto da una vecchia Porter del 1928 .


http://www.remarkablecars.com/main/custom/1928-porter-1b.jpg

Con grande stupore si accorse che l'auto poteva rivolgergli la parola attraverso la radio e ancor di più fu meravigliato quando l'auto lo informò che era...  la reincarnazione di sua madreGladys.  

L'uomo comprò la macchina e, proprio come faceva con la sua adorata mamma, ogni volta che  aveva un problema visitava  il garage  si rivolgeva ad essa per chiedere consigli . Purtoppo pero l'auto parlava solo a Dave (o almeno solo lui poteva sentirla).  Oltre a interloquire con Dave, mamma Gladys riesce anche a vederlo dai fari anteriori; prima di andare a dormire, il premuroso figlio le stende una coperta sul cofano affinché non prenda freddo.


 Il cattivo della serie era il capitano Mancini, un collezionista di auto d'epoca che cercava costantemente  di trovare un modo per portare la Porter lontano da Dave.


Insieme a  Jerry Van Dyke troviamo Maggie Pierce 

http://www.sitcomsonline.com/photopost/data/784/0aScreenHunter_523_Nov_03_17_27.jpg

 

 

nei panni della moglie Barbara; Cindy Eilbacher e Randy Whipple sono rispettivamente Cindy e Randy, i figli della coppia;

 

http://www.sitcomsonline.com/photopost/data/784/MyM31.jpg

 

Avery Schreiber è il capitano Manzini, un collezionista d’auto d’epoca che vuole impossessarsi della Porter a tutti i costi.

 

http://www.deathbymovies.com/wp-content/uploads/2012/06/avery-schreiber.jpg

 

 

Qui potete vedere Avery Schreiber che enta di rubare l'auto insieme alla sempre affascinante Barbara Bain, in licenza da Spazio 1999.

 

 

 La serie, creata da Allan Burns e Chris Hayward, è prodotta da Rod Amateau, il quale compare anche come regista occasionale. Paul Hampton è l’interprete del tema musicale.

 

 

 

 

Everybody knows
 in a second life,

we all come back
 sooner or later.

As anything from a pussycat
to a man eating alligator.

Well you all may
 think my story,

is more fiction than it's fact.

But believe it or
not my mother
dear decided she'd come back.

 

As a car...

She's my very own
guiding star.

A 1928 Porter.
That's my mother dear.

'Cause she helps me through everything I do
And I'm so glad she's near.

 

My Mother the Car.
My Mother the Car.

 

Nonostante l'uguaglianza ad altri film tipo Herbie, o Dudù... un maggiolino tutto matto e simili i critici e gli spettatori adulti generalmente stroncarono lo spettacolo, spesso selvaggiamente.Tanto che nel  2002, TV Guide lo proclamò come "il secondo peggiore di tutti i tempi, dietro il  Jerry Springer Show . programma basato su litigi e botte in diretta tra i protagonisti". Infatti di Mamma a quattro ruote sono stati realizzati sol 30 episodi (i primi in bianco e nero).

 

Curiosità

Nella serie vennoero utilizzate 2 vetture.

Il corpo della macchina (finito in rosso garofano Metalflake con un top bianco) era composto da diversi veicoli tra cui una Ford modello T, una Maxwell, una Hudson e pezzi di una Chevrolet .  
Per far sembrare che la macchina era senza guidatore  (quandoera il fantasma a guidarla) il pianale posteriore veniva rimosso in modo che un secondo pilota veniva collocato fuori dalla vista del pubblico e guidasse  l'automobile utilizzando degli specchi.

 

Il produttore James L. Brooks è stato anche  produttore esecutivo dei Simpson, infatti in un episodio dei Simpson   "Lovematic nonno" ne ha parodiato l'idea di base.

 

 

 

 


 

Condividi post

Presentazione

  • : Blog di anni70-latvdeiragazzi
  • Blog di anni70-latvdeiragazzi
  • : Questo blog dedicato alla TV DEI RAGAZZI anni 70 nasce come tentativo di recuperare informazioni e frammenti della nostra memoria bambina.
  • Contatti

Recherche

Liens